Alla fine, tra le persone del nostro giro di enduristi partiamo per questo viaggio soltanto io e Federico Aime.
Questo viaggio lo avevo già fatto nell'ottobre del 2019 su invito di Enrico Tuveri.
Mi era piaciuto molto e in questi anni ne ho parlato diverse volte con gli altri del gruppo.
Recentemente ho visto che il viaggio era stato implementato con un nuovo percorso per cui ho riproposto l'idea.
Chi per un motivo e chi per un altro, tutti hanno declinato l'invito tranne Federico che si è talmente convinto da iscriversi per primo al viaggio e da ricomprarsi anche la moto da enduro, lui BMWista incallito, per preparare il viaggio.
Ora partiamo e mi auguro che alla fine si riesca a fare il nuovo itinerario e non lo stesso dell'altra volta via Merzouga (ma non farò drammi se invece il gruppo opterà per quello).
A Fiumicino incontriamo Emmanuele Gandolfo da Palermo, Andrea Tosi e Fabrizio Turchi da Roma.
Simpatici.
Partiamo regolarmente per Casablanca in un aereo pieno di turisti, anziani, italiani.
A bordo ci servono un discreto pasto che si aggiunge alle focacce mangiate a Fiumicino.
Arriviamo puntuali alle 20,15 (ora italiana) cioè alle 19,15 (ora di Casablanca).
Incontriamo subito Mario Boero (coordinatore), Umberto Lini, Maurizio Bozzolini (Lillo), Fabrizio Pinzoli (Jack), Giancarlo Zaffanella e Alberto.
Tutti gli altri partecipanti al viaggio sono poco meno che cinquantenni (anni di nascita dal 1964 per il più anziano al 1978 per il più giovane).
Dopo una kilometrica fila al controllo passaporti ci rechiamo in uno spartano albergo dove consumiamo una frugale cena tipica marocchina con tajine (piatto tipico maghrebino che prende il nome dal recipiente di terracotta in cui viene cotto) e andiamo a dormire in vista della levataccia di domani mattina.
Divertente il trasferimento in auto dall'aeroporto all'hotel fatto con un'auto tipo Golf in cui siamo entrati in sei, più autista e bagagli a mano.
Dai discorsi sentiti a cena arguisco che la compagnia conta su diversi esperti motociclisti (vari ex crossisti praticanti e altri con precedenti esperienze sulle dune).
Domenica 16 marzo 2025
Sveglia alle quattro e dieci dopo la nottata in cui più che dormire, ho riposato.
Siamo riusciti a fare una doccia rigenerante e poi una frugale colazione (te, crepes con marmellata di mele cotogne, pane, caffè per chi ne ha voluto).
Poi via all'aeroporto.
Ci imbarchiamo senza particolari problemi su un ATR turboelica che in poco meno di 2 ore ci porta a Ouarzazate.
In aeroporto ci attende il pullmino che ci accompagna all'hotel Zaghro, lo stesso dove ero stato sei anni fa.
In albergo ci vestiamo per guidare la moto e conosciamo Frodo Casarini che sarà la nostra guida, ma in realtà un vero e proprio dominus del viaggio.
Lui è, in pratica, l'uomo di Avventure nel Mondo in Marocco.
Ci chiede che giro intendiamo fare e precisa che lo deve sapere da subito per organizzare di conseguenza la logistica con le macchine al seguito.
Dice che se si opta per il giro verso Est (quello che ho fatto sei anni fa) si dovranno mettere in conto circa 430 km di asfalto; la cosa desta perplessità perché non emerge da nessuna presentazione del viaggio.
La parte in sabbia è più o meno equivalente tra i due giri e nel nuovo giro si va di più in montagna con possibilità di maggior freddo di notte.
Dopo almeno mezz'ora di questioni, si decide per fare il nuovo giro, denominato itinerario 1 nel sito di Avventure nel Mondo.
Prima di partire acquistiamo delle SIM marocchine da usare durante il soggiorno in Marocco e Frodo ci fa un briefing con tutte le raccomandazioni del caso, in particolare sul modo di guidare e sulla necessità di mantenere le distanze tra noi per via della polvere che ci può impedire di vedere la strada.
Mi capita una moto (targa FH 78103), beta RR 390 con cui mi trovo ovviamente a mio agio; rispetto alla mia trovo la sella più morbida (buono) e gomme Dunlop Rallye Raid dure come un sasso (cattivo).
Le mousse ad entrambe le ruote sono Michelin desert.
Chiedo info a Frodo sulla durata delle mousse e mi dice che con gomme dure (come le Dunlop Rallye raid) l'anteriore dura tutta la stagione (più o meno credo una dozzina di giri cioè 12000 - 15000 km) e il posteriore anche due stagioni.
La moto funziona perfettamente.
Frodo ci informa che le moto sono state modificate nel limitatore di giri, riducendo di circa 2000 giri il massimo (si è trattato di intervenire sul software della centralina); così facendo dice di non aver modificato la coppia a disposizione togliendo alcuni cavalli.
Partiamo dopo le 11, facciamo benzina percorriamo delle strade bianche scorrevoli alternate a qualche tratta in asfalto (strada N 10) e diversi single tracks in piano.
I paesaggi sono brulli ma belli con montagne dai contorni particolari e vegetazione fatta esclusivamente di arbusti bassi; la direzione è verso est.
Passiamo per Idelsane e poi ripercorriamo uno sterrato fino a sbucare sulla strada P1514 accanto a cui facciamo sosta pranzo.
Abbiamo percorso 64 km; mangiamo pietanze preparate dagli accompagnatori (pasta, verdura, spezzatino con sugo, banane, pane).
Dopo pranzo ripartiamo lungo la P 1514 che lasciamo dopo pochi Kilometri per sterrati e percorriamo altri 64 km in gran parte di strada bianca, prima di arrivare al campo sosta per la notte.
La strada bianca è anche trafficata saltuariamente soprattutto da persone con ciclomotori; bisogna stare attenti.
Dopo la prima tappa osservo che alcuni non sembrano grandemente esperti di guida fuoristrada; infatti li supero per evitare di annoiarmi nella guida sullo sterrato.
In tutto abbiamo percorso 128 kilometri.
Da segnalare una specie di duna laterale alla strada non troppo distante dal campo base; abbiamo fatto un assaggio di saliscendi.
Niente di che ma divertente.
Al campo arriviamo verso le cinque, ci impossessiamo della tenda e ci cambiamo.
Nell'attesa della cena, fissata alle otto, chiacchieriamo e sgranocchiamo pistacchi assaggiando un amaro genovese portato da Mario, piacevole.
A cena inauguriamo il Mirto bianco, gradito da tutti, e l’Engine di Jack.
Per domani è atteso un alloggiamento in hotel.
Lunedì 17 marzo 2025
Dormito in sacco a pelo.
Dopo un dormiveglia di alcune ore finalmente mi addormento nel cuore della notte.
Temperatura ottimale, la terra un pochino dura.
Ma è andata!
Alle sette e mezza colazione; io prendo uovo sodo, pane con una pseudo Nutella, te (ovviamente).
Sto bevendo tanto tè quanto ne bevo nel resto dell'anno!!
Ci prepariamo e ci teniamo più leggeri di ieri perché la giornata è calda.
Facciamo benzina dalle taniche portate dalle jeep al seguito e partiamo verso le nove e mezza; direzione sudest.
Frodo ci preannuncia un percorso simpatico con sosta da un pastore che conosce e che ci dovrebbe offrire qualcosa di particolare.
Procediamo per la sterrata principale già presa ieri (dal fondo e andamento simile alla provinciale bianca di Castiadas, per capirci) e ogni tanto incrociamo dei locali che viaggiano in senso inverso a bordo di ciclomotori tipo motobecane (in realtà si tratta di ciclomotori cinesi di marche da noi sconosciute come SKYGO, per esempio) con capo protetto da turbanti e quasi mai da caschi.
Poi lasciamo la sterrata principale e proseguiamo per una pista di montagna con Frodo che ci invita a prestare attenzione perché si sviluppa nella mezzacosta della montagna con un dirupo a lato.
Il percorso, come mi fa notare anche Federico, potrebbe tranquillamente essere un percorso della Sardegna (monte Paulis o altro).
Verso metà mattina arriviamo in questo posto in una gola tra i monti con un ovile con muratura in fango e paglia.
Ci fermiamo e il pastore, un ragazzo giovane, esce e ci apparecchia un tavolino in plastica che porta con sé.
A più riprese ci porta datteri, pane, una scodella di olio di oliva, una focaccia ripiena di verdure, l'immancabile tè.
Tutto buono.
Mangiamo mentre vediamo nell'altro versante della montagna numerose capre che pascolano in libertà.
Prima di andarcene ci porta latte di caprone (così dice Frodo) che assaggiamo quasi tutti: ha un sapore fortissimo ed è una sorta di yogurt liquido.
Lasciamo l'equivalente di 20 euro (e Frodo gli consegna un dentifricio che gli aveva promesso) e proseguiamo il percorso lungo la mulattiera spettacolare che ci porta a guadare il fiume dopo alcuni tornanti e poi prosegue sul costone della montagna passando anche attraverso una cengia.
Termina in una strada sterrata, scorrevole, che percorriamo fino ad arrivare alla strada asfaltata R108 in località Ajmou Amajgal dove facciamo benzina e prendiamo un caffè.
Emmanuele, il cassiere del gruppo, ne approfitta per comprarsi in un bazar una coperta da usare nei prossimi campi in montagna.
Proseguiamo alternando brevi tratti di asfalto a sterrati scorrevoli e poi a tracks un poco infidi perché veloci ma con tratti pietrosi alternati a tratti più molli, in prossimità del Iriki National Park.
Incomincio a vedere Federico a suo agio perché si tratta del genere di percorso che gli piace di più.
L'andatura è sostenuta con media almeno di 70 km/h e punte di 90 km/h!
Dopo 122 km, ci fermiamo in prossimità della strada N 21 per il pranzo.
Ci fanno festa dei bambini che conoscono anche un pochino di inglese e si rendono simpaticissimi!
A pranzo, tra l'altro, ci vengono servite delle ottime lenticchie; Mario fa un record mangiandone non so quanti piatti.
Ripartiamo facendo poco asfalto e poi prendendo piste simili a quelle del mattino; l'andatura è sempre sostenuta.
Personalmente preferisco percorsi più lenti e tecnici ma il bello di questo viaggio è la varietà delle situazioni.
Finora i percorsi fatti sono diversi rispetto a quelli fatti nel 2019, quando ero venuto con Enrico Tuveri.
Dopo alcune ore di pista finalmente affrontiamo la sabbia del deserto e le prime dune.
Tutti quanti vengono presi dall'embolo!
Io dopo un qualche minuto pochino riprendo la mano del 2019, nel senso che applico l'esperienza maturata allora, basata sullo sfruttamento del motore mantenendo sempre in trazione la moto per evitare che si affossi l'anteriore con rischio di caduta o di blocco.
Uno dei più entusiasti è sicuramente Federico che, nonostante non abbia grande esperienza di guida sulla sabbia, ci da dentro spalancando il gas.
All'inizio si intruppa un pochino ma poi riprende alla grande.
Il percorso prevede il superamento di una duna che, però, proprio in cresta passa da sabbia a roccia.
Continuo a guidare secondo il mio standard da sega e quando giungo in prossimità della vetta mi devo fermare perché mi trovo il tappo di Umberto, fermo.
In quel momento vedo Frodo che aiuta Federico a rialzarsi; Federico è arrivato a manetta, ha trovato il tappo di alcuni che hanno rallentato dove c'era il passaggio da sabbia a roccia, e ha preso in velocità il gradino di roccia facendo un volo sbilenco e ricadendo malamente con l'anca su una roccia.
Si è fatto male ma risale in moto.
Ripartiamo e dopo alcune centinaia di metri cade nuovamente dopo aver preso un ciuffo d'erba che gli destabilizza la moto.
Niente di che, si rialza e riparte.
Usciamo dalla sabbia e a me capita di riuscire a schivare Emmanuele che mi si pianta davanti mentre scendiamo dall'ultima duna!
Finite le dune arriviamo all'albergo dove passeremo la notte (Auberge Dinosaur Kem Kem).
Siamo in località Oukhrbouch Hmad, Sidi Ali, Tafkaout, nel deserto sostanzialmente.
Ci eravamo già passati nel 2019, ma arrivandoci da tutt'altra parte.
Si è scatenato un vento che crea una autentica tempesta di sabbia per cui la scelta di dormire in albergo è stata quantomai opportuna.
Doccia (che bello!), cena, dopocena con consueto Mirto anche rosso e a letto, con Federico che si cura la botta (gonfiore ed ematoma all'anca), oltre che con alto dosaggio di Brufen anche con massaggio con Cetilar fornito da Jack.
Speriamo bene per domani che dovrebbe essere la tappa di avvicinamento all'Erg Chigaga dove troveremo la sabbia e le dune dopo l'assaggio di questo pomeriggio.
Alla fine della giornata abbiamo fatto circa 205 km e in totale da inizio viaggio circa 333 km.
Martedì 18 marzo 2025
Ci alziamo presto perché trapela la luce dalle finestre e i galli hanno già iniziato a cantare da un pezzo.
Federico sta meglio.
Dopo la colazione facciamo il pieno alle moto usando le taniche trasportate dalla jeep.
Partiamo e facciamo una decina di minuti di sabbia uscendo dall'albergo; direzione sud ovest.
Poi iniziamo piste nel piattone con alternanza di duro e sabbia.
La classica modalità Aime!
Lo conferma anche lui desideroso di "aprire" ma trattenuto dal pensiero alla caduta del giorno prima.
A fine mattina ci fermiamo in corrispondenza di un avamposto militare dove fanno un sommario controllo.
Dopo un pochino arriva una carovana di francesi su dyane 6 che stanno facendo un raid nel deserto, con tanto di fuoristrada di scorta.
Una dyane ha problemi meccanici e ai francesi non sembra vero attrezzare un campo per ripararla in loco.
Li lasciamo indaffarati e ripartiamo
Dopo 98 km ci fermiamo a pranzo accanto alla pista in una zona che ricorda la savana come mostrata dai vari programmi TV.
Ce la prendiamo con calma e ripartiamo dopo un riposino.
A metà pomeriggio facciamo benzina e ci fermiamo a prendere un caffè in un paese detto Tagounit.
Al distributore troviamo altri italiani in moto e anche una comitiva di spagnoli e di francesi.
Da qui parte per il resto del viaggio un refrain sulle spagnole incontrate al distributore; Andrea giustamente fa osservare: "guardate che le spagnole so qua pè la fava Marocchina mica pè quella italiana!".
Un mezzo pazzo ci assilla con sproloqui in inglese e con richiesta di soldi mentre siamo in pausa al bar.
Verso le 17, dopo altri 82 km circa, arriviamo al campo, allestito accanto alle dune.
I più sono stanchi (anche io) e rimandano a domani il cimento con le dune.
Alcuni fanno un giro con Frodo ma tornano dopo poco; Maurizio (Lillo), il mio omonimo di Rivarolo, ha fatto un 360° ma per fortuna senza conseguenze.
Dopo cena, anche anticipata rispetto agli altri giorni, andiamo velocemente a dormire per la stanchezza.
Oggi abbiamo percorso complessivamente circa 181 km per un progressivo da inizio viaggio di circa 514 km.
Siamo a metà giro!
Mercoledì 19 marzo 2025
Come me, tutti hanno dormito come sassi.
Alle 7,30 facciamo colazione; ormai ho preso il ritmo di mangiarmi un uovo sodo tutte le mattine.
Prima della partenza verso le dune di Erg Chigaga Frodo fa un briefing su come comportarci nelle dune e ci preannuncia che il pranzo è stato programmato a poco più di 35 km dalla partenza perché gran parte del tempo lo impiegheremo nelle dune e per esperienza dopo un po' di tempo nelle dune ci saranno buone possibilità di essere “cotti”.
La sua preoccupazione principale è che nessuno si faccia male.
Partiamo verso le 8,30 e facciamo un lungo trasferimento su un terreno infido con sabbia, cespugli, buche e fech fech (polvere impalpabile tipica del deserto) prima di arrivare alle dune denominate "parco giochi".
Partiamo, una figata con slalom tra una duna e l'altra seguendo la traccia di Frodo.
Le cadute si sprecano; personalmente vado abbastanza bene e mi capita di fare una sola caduta in una discesina verticale da una duna probabilmente perché non ho accelerato a sufficienza.
Al termine del giro Frodo ci propone una salita più alta delle altre (molto simile al caso di salita lungo una tagliafuoco).
Riesco a filmare l'arrivo di Federico, che è stanco a causa di diverse cadute con risollevamento della moto; cade anche in questo caso.
Video :
Dopo questo salitone usciamo dal parco giochi e andiamo al punto previsto per il pranzo, in corrispondenza di locali apparentemente abbandonati e costruiti per accogliere una scuola e un centro sanitario (nel nulla!!).
È presto ma molti sono provati dal giro sulle dune.
Pranziamo prima di mezzogiorno e ci riposiamo.
All'una e mezza Frodo chiede cosa vogliamo fare, cioè se intendiamo fare un nuovo giro sulle dune oppure se vogliamo andare via.
Sei rinunciano alle dune e in cinque chiediamo di fare un nuovo giro (io, Mario, Jack, Giancarlo, Alberto).
Facciamo gli slalom con Frodo che ci guida: goduria pura!
La chicca è la superduna (ben più alta di quella fatta al mattino!).
Sale Frodo con Jack e Alberto.
Mi arrampico ma a tre quarti della salita la moto si pianta perché è arrivata al limitatore e non spinge più.
La stessa cosa capita a Mario e a Giancarlo.
Frodo ci raggiunge e ci invita a scendere giù di nuovo e a riprovare prendendo più rincorsa.
Questa volta ci riusciamo tutti e arriviamo in cresta.
La duna dall'altra parte è un muro di una settantina di metri praticamente verticale: roba da paura!
Frodo ci dice di attendere un suo ok per fare la discesa e si butta giù.
Scende tranquillamente e ci dà il via libera per scendere.
Io scendo per ultimo e va bene anche se con il culo un pochino stretto.
Dopo la superduna proseguiamo il giro facendo slalom tra una duna e la successiva.
In uno di questi slalom in una mezzacosta con traiettoria praticamente orizzontale passo su un ciuffo d'erba (sono sempre da evitare nelle dune!) e la moto fa un salto.
Ricado in modo scomposto e sbatto il petto sul manubrio, però non perdo il controllo della moto e riprendo a guidare.
Dopo una mezz'oretta di giri nelle dune torniamo al posto dove abbiamo mangiato, ci ricongiungiamo con gli altri e partiamo per completare la tappa.
Incrociamo varie auto e moto.
In particolare dopo breve distanza troviamo un fuoristrada, guidato da locali, insabbiato e ci fermiamo per dare una mano.
L'intervento ha successo.
Continuiamo a guidare per qualche ora in questa pista costituita da sabbia alternata a terra e fech fech.
C'è caldo, polvere e man mano il sole negli occhi perché la direzione è ovest.
Quando individuo un solco lasciato da qualche jeep nel sabbione mi ci infilo e cerco di seguirlo per ridurre al massimo le oscillazioni del manubrio dovute alla sabbia.
Finalmente arriviamo al famoso bar Titanic in pieno deserto e ci fermiamo per prendere una rigenerante coca cola fresca.
Qualcuno ha le braccia affaticate, qualcuno ha dolori alla schiena, Federico all'anca per l'incidente di ieri, altri sono semplicemente stanchi.
Riprendiamo a camminare lungo un percorso che ormai non è più sabbioso ma è più simile alle strade bianche che abbiamo noi.
Si tratta di un tracciato percorso in passato anche dalla Parigi Dakar.
Alle sei e un quarto, dopo circa 100 km fatti nel pomeriggio (compreso il giro nelle dune) arriviamo in un'oasi dove si farà il campo di stanotte.
Bellissimo posto, con i monti circostanti che ricordano le montagne americane, un pozzo di quelli "a secchio", palme e qualche accenno di costruzione mai sviluppata.
Prima di cena facciamo tappa al cippo in memoria di un motociclista (tale Jordan Charly) morto di recente in quel punto nella gara che ha sostituito la vecchia Parigi Dakar.
in tutto oggi abbiamo fatto circa 131 km per un progressivo del viaggio di circa 665 km.
A letto presto
Giovedì 20 marzo 2025
La sveglia, volenti o nolenti, è sempre verso le sei e mezza e la colazione la facciamo verso le sette.
Partiamo in direzione nord / nordovest e facciamo prima una pista piatta e con fondo duro ma ancora inframmezzato da lenti di sabbia e poi arriviamo sulla strada statale n 21 e da lì al paese di Foum Zguid dove ci fermiamo al bar Chegaga analogamente a quanto fatto nel giro del 2019.
Spremuta d'arancia per tutti; io seguo Frodo e Jack nel chiedere una omelette (oggi niente uovo sodo a colazione!).
Poi facciamo benzina e proseguiamo in parte su sterrato (palloso) e in parte su asfalto per molti kilometri attraversando un paesaggio molto bello, caratterizzato da formazioni rocciose stratificate e sagomate in modo bizzarro da attività tettoniche.
Dopo 110 km circa ci fermiamo a pranzo (anche oggi è presto!).
Caratteristica delle strade interne è la presenza di guadi al posto dei ponti; tutti i guadi hanno ai lati dei rostri in calcestruzzo a interdistanza di 2,5 m circa per trattenere i detriti.
Dopo pranzo proseguiamo su asfalto fino a imboccare una strada di montagna con fondo in calcestruzzo e piena di tornanti.
Arrivati allo scollinamento ci fermiamo ad ammirare il panorama molto bello che presenta montagne rocciose e una valle con insediamenti con coltivazioni su terrazzamenti e molte palme.
Dopo una sosta prolungata ripartiamo e ci infiliamo in una sterrata sinuosa, da guidare, finalmente goduriosa che però finisce al campo per la notte già alle tre e mezza! (siamo in prossimità della località Trimdart).
Bene ma non benissimo!
Mi avventuro in un allungamento del giro ma vengo recuperato da Frodo che mi impone di tornare al campo.
Abbiamo fatto circa 160 km, per un complessivo di circa 722 km.
Complessivamente direi che la giornata è stata deludente dal punto di vista motociclistico.
Nottata da schifo; il campo è su un cocuzzolo esposto al vento forte.
La cena è stata fatta mentre soffiava, e manco piano, un vento freddo.
Io mi sono coperto con tutto quanto avevo compreso il vecchio antiacqua Fox.
Idem tutti gli altri.
A letto presto con la speranza di non soffrire il freddo.
In effetti dentro il sacco a pelo e ben coperto (con la tuta da ginnastica) non ho freddo ma il vento non dà tregua durante tutta la notte.
Federico dorme tranquillamente perché dal lato della tenda opposto a quello dove soffia il vento, in cui ci sono io, invece!
In pratica io ho la tenda spiaccicata addosso e lui dorme pacifico in una bolla.
A tratti riesco a dormire.
Alle 5 mi alzo per liberarmi davanti e dietro pur col timore del freddo che invece non soffro.
La mattina mi alzo e vado a fare pipì; dopo un pochino sento Federico che mi urla di stare attento a non farla sulla sua scarpa.
Lì per lì non capisco ma poi mi accorgo che mi ero infilato una scarpa mia e una sua!
Venerdì 21 marzo 2025
Ci alziamo al solito prima delle sette e facciamo la consueta colazione.
Prima di partire ci liberiamo di qualche cosa regalandola ai bambini del posto che incuriositi dalle moto si sono avvicinati.
Alle 8,30 partiamo proseguendo la strada di ieri, bella, guidata e molto divertente; la direzione è nordest verso Ouarzazate.
La faccio a buona andatura, dietro Frodo e insieme ai più veloci.
Dopo una trentina di kilometri incrociamo l'asfalto (strada N 10) e andiamo a fare benzina in località Iznaguen.
Poi da lì, sempre su asfalto al paese di Taznakht per un caffè.
A metà mattina si riparte e si fa una tratta in asfalto passando dalla N 10 alla R 108 e poi alla P 1507 prima di deviare per una sterrata (simile alla strada di monte Paulis, per capirci) di una sessantina di kilometri che sbuca sulla strada N 9 in località Issougrid e da lì in pochi km a Ouarzazate.
Frodo ci invita a stare attenti perché la strada, pur semplice è insidiosa perché nelle curve ci sono contro pendenze e spesso cambia bruscamente di direzione.
Dice che in altri gruppi c'è stato qualcuno che si è fatto male.
Mi diverto parecchio stando con i primi ma badando a non rischiare più di tanto.
Facciamo alcune soste per riposarci e fare la rituale foto di gruppo e arriviamo all'una al lavaggio di Ouarzazate.
Dopo il lavaggio moto e la rimessa in garage, pranzo all'hotel Zaghro e in camera per la doccia.
Frodo ci dice che abbiamo camminato mediamente più speditamente degli altri gruppi.
Nessun infortunato serio, cadute senza conseguenze particolari, molti con ricorso a Oki, Brufen, Tachipirina, ecc. a causa di dolori scatenati dalla moto, ma alla fine tutti OK.
Oggi abbiamo fatto circa 143 Km per un totale del viaggio di circa 948 Km (compresi i giri sulle dune).
Personalmente in tutto il giro annovero una caduta nella discesina da una duna e basta.
Sono stanco ma soddisfatto.
Di pomeriggio giro nel centro di Ouarzazate e nel Suk.
Osserviamo le varie curiosità del posto fra cui uno pseudoincantatore di serpenti.
Pizza finale in una pizzeria della piazza centrale di Ouarzazate; pizza da dimenticare!
A fine pizzata ci raggiunge Frodo per i saluti finali.
Dopo cena a letto all’hotel Zaghro che nel frattempo si è popolato di turisti tedeschi molto chiassosi.
Sabato 22 marzo 2025
Ho dormito, si fa per dire, male.
Levataccia e rientro a casa, dove mi attendono ore di sonno di recupero.
Stanco dal viaggio ma contento per l’esperienza fatta.